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Piacenza (Piasëinsa in dialetto piacentino) è un comune italiano di 102.871 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia dell'Emilia-Romagna. Il territorio della provincia di Piacenza si estende nella pianura Padana a sud del fiume Po, nella parte occidentale della regione Emilia-Romagna, su una superficie di 2.589 km quadrati. La popolazione è di 288.000 abitanti. Confina a nord e a ovest con la Lombardia (Provincia di Lodi, Provincia di Cremona e Provincia di Pavia), ad ovest con il Piemonte (Provincia di Alessandria), a est con la Provincia di Parma, a sud con la Liguria (Provincia di Genova).
lo stemma della provincia di PiacenzaPosta fra Emilia e Lombardia, la città e la sua provincia risentono in maniera notevole dell'influenza di Milano, alla cui regione economica appartengono per molti aspetti e alla quale hanno spesso legato i propri destini. È soprannominata "Primogenita" perché è stata la prima città italiana a votare con un plebiscito l'annessione al Piemonte.
Piacenza è situata nella Pianura Padana ad un'altitudine di 61 metri s.l.m. e sorge sulla riva destra del Po, dove in esso confluiscono il fiume Trebbia a ovest e il torrente Nure ad est della città. Ad una quindicina di chilometri in direzione sud, compaiono i declivi dei Colli Piacentini, prime propaggini dell'Appennino Ligure. La posizione geografica ne ha da sempre determinato le sorti strategico-militari e ne ha fatto un importante nodo autostradale e ferroviario.
L’attività agricola (coltivazioni e allevamenti di bestiame) trova la sua massima espressione nelle vallate che si diramano verso gli Appennini, a partire dalle zone pianeggianti confinanti con il  fiume Po che risalgono progressivamente mutando l’orografia e conseguentemente il tipo di coltivazione.
A partire da ovest si susseguono le valli principali: Tidone, Trebbia, Nure e Arda. A loro volta, ciascuna di queste comprende un numero più o meno elevato di “sottovalli”, ciascuna caratterizzata da peculiarità geografiche, sociali ed economiche.


Val Tidone
Valli secondarie: Val Luretta, Val Chiarone, Val Tidoncello, Val Morcione

La Val Tidone è situata tra la val Luretta ad est e la valle Staffora e l'Oltrepo pavese ad ovest, inizia alle pendici del monte Penice (1460 m s.l.m.) dove l’omonimo torrente nasce a 1.000 metri di quota e si estende in una zona collinare fino alla pianura dove confluisce nel Po nei pressi del comune di Sarmato.
In prossimità di Molato di Nibbiano, una poderosa diga (ultimata nel 1928) forma il lago di Trebecco, un bacino la cui acqua è utilizzata per l'irrigazione e la produzione di energia elettrica.
Val Tidone - Rocca d'OlgisioLe prime presenze umane in Val Tidone possono risalire a partire dal paleolitico, e certamente al neolitico come testimoniano reperti archeologici rinvenuti in tutta la vallata (a Pianello è possibile visitare il museo archeologico della Rocca Municipale). Le prime notizie storiche ci vengono dall'epoca romana, insieme ai numerosi resti archeologici rinvenuti in molte località tra cui: Arcello, Ganaghello, Borgonovo, Trevozzo, Piana di San Martino; alcuni dei suoi vicus vengono citati nella tabula alimentaria traianea.
I primi abitanti di questa vallata, forse tribù Liguri nel 3000 a.c. che diedero vita ad insediamenti stabili dedicandosi all'agricoltura, furono soggetti alle numerose scorrerie da parte di altre popolazioni che si susseguirono nel corso dei secoli. Prima le tribù rivali, poi gli Etruschi  a cui seguirono i Romani; successivamente fu la volta di Visigoti, Vandali, e Unni.
Dal III° secolo alla fine del primo millennio la dominazione Longobarda e poi Carolingia non  fu meno apportatrice di guerre e tribolazioni, e caratterizzata dalla formazione delle  grandi proprietà terriere. Proprietà che i potenti assegnavano a monasteri (Monastero di Bobbio a. d. 612),  vescovadi,  laici o funzionari di palazzo e maggiorenti del luogo per conservarne le simpatie, ma accrescendo le invidie e suscitando cupidigie dei vari successori, degli esclusi e dei vicini. A ricordare l'importanza strategica che ebbe la val Tidone nei secoli, rimangono numerosi castelli, tra i quali ricordiamo Corano, Pianello, Nibbiano, Trebecco, Castelnovo val Tidone e Romagnese.
Condottieri e nobili si alternano nel possesso di terre e castelli e molti dei nomi dei casati sono ancora comuni ai giorni nostri: Landi, Scoto, Malvicini, Fontana, Arcelli, Sforza, Dal Verme, Scotti, Cattaneo, Bonvini etc.
Il secondo millennio è pur sempre contrassegnato da nuove guerre, nuovi dominatori e brevi intervalli di sufficiente tranquillità; dalle lotte tra Guelfi e Ghibellini al dominio francese, dalla signoria dei Farnese (nel 1545 Papa Paolo III crea il ducato di Parma e Piacenza assegnandolo al figlio Pierluigi Farnese) al dominio dei Borboni, dalla conquista della Valle nel 1747 da parte degli austriaci a quella di Napoleone nel 1796 e, alla capitolazione di questi, nuovamente all'Austria e finalmente l'unione, ultimo atto prima dell'unificazione d'Italia, col Piemonte nel 1859.
E'  nel corso di queste vicende e di questi secoli che in Val Tidone sorgono i numerosi fortilizi e castelli che, in parte distrutti e ricostruiti per rinnovati motivi di offesa e difesa, possiamo ancora oggi vedere e ammirare in ogni comune e in quasi tutte le frazioni.


Valle Trebbia
Valli secondarie: Val Perino, Val Boreca, Val Curiasca

Il territorio della Val Trebbia, compreso fra le sorgenti del fiume fino alla foce nel fiume Po si estende per una lunghezza di 118 Km aprendosi un varco tra le montagne per giungere fino alla pianura in prossimità di Piacenza.
Val Trebbia - Castello di RivaltaIl Trebbia ha origine dal monte Prelà a 800 mt di quota e si distende in direzione da Sud a Nord raccogliendo un gran numero di affluenti; tra i più importanti senza dubbio l’Aveto e il Brugneto.
Le prime tracce della presenza umana in Val Trebbia risalgono al periodo neolitico come dimostra, tra l'altro, la scure di selce trovata in prossimità di Rovegno (Ge) agli inizi del Novecento; la scure non è l'unico reperto ritrovato in un territorio ricco di tracce storiche che evidenziano l'importanza del comprensorio quale asse di collegamento tra la costa e l'entroterra padano.
Un'ascia e una daga dell'età del bronzo sono state rinvenute durante scavi nella zona bobbiese, ma è al periodo romano che risalgono i maggiori ritrovamenti e i primi dati storici certi.
I nostri monti erano abitati dall'antica tribù dei Liguri, che vivevano grazie a un'agricoltura rudimentale, alla caccia e alla pastorizia.
La presenza romana è testimoniata anche dai ritrovamenti, in prossimità di Pietranera, di asce, pezzi di terracotta e frammenti di utensili in bronzo. Non mancarono insediamenti romani e liguri come risulta da lapidi e oggetti votivi rinvenuti durante gli scavi eseguiti sul Monte Alfeo nel 1955
L’evento storico di maggiore rilievo è senz’altro relativo alla battaglia della Trebbia combattuta durante la seconda guerra punica alla fine del 218 a.c. tra i soldati cartaginesi di Annibale e i romani guidati dal console Sempronio sulle alture alla destra del fiume a sud di Piacenza.
Venuta a mancare l'amministrazione romana, segue un periodo buio del quale non rimangono tracce storiche, ma nel settimo secolo grazie alla presenza del monastero di Bobbio, inizia una nuova era storica sullo sviluppo degli insediamenti umani. Il monastero fu fondato nel 614, alla confluenza tra la Trebbia e Bobbio dal monaco irlandese Colombano sulle rovine di un antico tempio dedicato a San Pietro.
Di capitale importanza è l'ubicazione del monastero: posto in posizione avanzata verso la Liguria, ancora in mano bizantina, esso offre molte possibilità di comunicazione e di espansione per i bizantini, per i quali è il passaggio tra Liguria e Esarcato, quanto per i Longobardi che, attraverso la Val Trebbia, hanno la possibilità di comunicare con la Tuscia avendo precluse le strade che passano attraverso il territorio ligure.
L'attività dei monaci è fondamentale per l'opera di colonizzazione agricola della valle e per l'impulso dato allo sviluppo culturale che fece di Bobbio un centro importantissimo. Il monastero ebbe un lungo periodo di decadenza che culminò nel 1795 quando, soppressa l'Abbazia, andò dispersa anche la celebre biblioteca e parte dei rarissimi codici furono trasferiti a Roma e a Torino.
Un altro fattore che caratterizza la storia della Val Trebbia è il dominio dei marchesi Malaspina.
Le alterne vicende storiche, associate alle eccessive suddivisioni del patrimonio con conseguenti lotte tra i rami della stessa famiglia, portano alla disgregazione dei possedimenti.
Ai Malaspina succedono i Fieschi e a questi i Doria che ripresero con maggior vigore la politica espansionistica della Val Trebbia e già nel 1540 hanno fatto proprio il castello e il feudo di Ottone, nel 1583 quello di Casanova, nel 1651 quello di Fabbrica e nel 1695 quello di Frassi.
I vecchi feudatari però sono lentamente sostituiti dalle ricche famiglie di mercanti genovesi che aspirano, mediante l'acquisizione di titoli nobiliari, ad ottenere un nuovo lustro sociale.
Questa situazione ha però breve durata, il Congresso di Vienna del 1815 decreta aboliti i feudi imperiali e decaduti i nuovi signori e cede i territori al Regno Sardo.
Durante l'ultimo conflitto mondiale l'Alta Val Trebbia è stata teatro della lotta partigiana contro i Tedeschi: nel rifugio Musante, sul Monte Antola, si organizzarono le prime formazioni partigiane e Fascia dal 1943 al 1945 fu una sede operativa del comando partigiano dove nacquero due divisioni, la Bisagno che prese il nome di battaglia del suo leggendario comandante Aldo Gastaldi detto appunto "Bisagno" e la "Scrivia" che prese il nome dal suo comandante Aurelio Ferrandi; uno dei capi partigiani che operò a Fascia fu il senatore Paolo Emilio Taviani, con il soprannome di "Pittaluga" e che in seguito rimase sempre molto legato alla Val Trebbia.
Ma la guerra di Liberazione fu combattuta anche in altri paesi, il cui isolamento una volta tanto giocò a favore delle popolazioni contadine. Il contributo determinante della popolazione della vallata nella lotta contro i nazi-fascisti per la conquista della libertà, è ricordato dai numerosi monumenti alla Resistenza eretti in moltissimi paesi della Val Trebbia. In Alta Val Trebbia vi sono alcune località i cui nomi presentano un notevole parallelismo con toponimi cartaginesi: così a Cartisegna, fa riscontro Cartagine; a Zerba l'isola di Djerba, nel Golfo di Gabes, di fronte alle rovine di Cartagine; al Monte Penice il nome latino dei cartaginesi: "phoenices" ossia fenici.
Si può anche ricordare che Annibale apparteneva alla famiglia Barca, ed abbiamo il villaggio di Barchi, e che, etimologicamente, Carpeneto significa "casa dei cartaginesi" (da car=casa, villaggio e phoenices=cartaginesi).


Val Nure

Questa valle è posta al limite di quattro province (Alessandria, Genova, Pavia, Piacenza), caratterizzata da usi e costumi comuni e da un importante repertorio di musiche e balli molto antichi.
La Val Nure prende origine dal nome dell’omonimo torrente Nure. Il Nure nasce sull'Appennino piacentino dal lago Nero ed è affluente del fiume Po, nel quale sfocia presso Caorso dopo aver percorso circa 75 Km. La vallata è situata tra la val Trebbia a ovest, la val d'Aveto a sud-ovest, la valle del Ceno a sud-est, la val d'Arda a est.
Val Nure - Castello di PadernaIl comune più alto della val Nure è Ferriere (per la precisione con la frazione di Ciregna che raggiunge i 1135 m s.l.m.), posto al confine con le province di Parma e di Genova.
Nell'alta valle transitava la via degli Abati, il cammino percorso tra il VII secolo e l'anno mille dagli abati dell'abbazia di San Colombano di Bobbio per recarsi a Roma e che consentiva al monastero di mantenere i contatti e il controllo su i suoi possedimenti che si estendevano, oltre che nel nord Italia, fino in Toscana. Sempre intorno all’anno mille, la vallata era attraversata dalle carovane di Pellegrini che utilizzavano la mulattiera di fondovalle per spostarsi da Nord a Sud e di Commercianti che all’epoca trasportavano merci (Olio, sale, spezie, limoni, cedri, farine, e granaglie) destinate agli scambi con il territorio Genovese.
Intorno al 700 d.c. era presente una fiorente cartiera, nei pressi di Ferriere (toponimo derivante dalla presenza delle cave di ferro e degli opifici di questo minerale) le acque del torrente Nure muovevano le macchine dell’industria del ferro (magli e mantici).
La storia feudale della vallata è legata alla signoria degli Anguissola, per la parte bassa e media, e dei Nicelli per la parte alta. Inoltre i Malaspina avevano a Gambaro il centro giurisdizionale e feudale più importante. Circa ottanta castelli punteggiavano un tempo la Valnure ma molti ormai sono ridotti a ruderi.
Numerosi artisti ebbero i natali in Val Nure in particolare tra l’800 e il ‘900 e altri che “operarono” in valle perché attratti dalle particolari bellezze del paesaggio; val la pena ricordare Ghittoni, Toscani, i Sidoli, Richetti, Romagnosi e Soressi.  
Da ricordare inoltre che negli anni trenta arrivò in Val Nure la "littorina" quale mezzo di trasporto elettrico su “strada ferrata” che collegava il paese di Bettola con la città di Piacenza e i vari paesi della vallata, e rimase in servizio fino al 1967 quando fu definitivamente sostituita dall’attuale strada provinciale.


Val d’Arda
Valli secondarie: Val Chero

La val d'Arda è la valle occidentale della provincia di Piacenza, accanto alle altre vallate che costituiscono il profilo collinare e montuoso di questa provincia, la val Nure, la val Trebbia e la val Tidone. L’omonimo Torrente nasce a circa 1200 m di quota dalle pendici nord-occidentali del Monte Lama, nell'Appennino Ligure, in comune di Morfasso e sfocia nel Po nel comune di Polesine Parmense dopo un percorso di circa 55 Km.
Val d'Arda - Castell'ArquatoE' indubbiamente la storia a farla da padrona in questi luoghi, sia l'epoca romana, con i ritrovamenti archeologici di Veleia, sia il Medioevo, con i castelli e i borghi arroccati (Castell'Arquato, Vigoleno), le tracce della Via Francigena e dei Pellegrini, si mescolano a quella più recente delle cosiddette Terre Verdiane.
Anche la natura non può certo considerarsi in secondo piano con i suggestivi scenari dei parchi naturali, come il Parco Regionale Fluviale dello Stirone. Anzi, addirittura arriva a fondersi direttamente con la stessa storia, come nel caso della Riserva Naturale del Piacenziano che occupa una superficie di 1800 ettari circa suddivisi tra i comuni di Alseno, Vernasca, Salsomaggiore Terme e Fidenza. L'intero ecosistema fluviale del torrente ha caratteristiche naturali integre nonostante l'antropizzazione del territorio. Le alte sponde sabbiose costituiscono l'habitat di numerose specie di uccelli scavatori, mentre la fitta vegetazione fluviale che cresce lungo il corso d'acqua è costituita in prevalenza da salici, ontani, pioppi, olmi, farnie ed aceri. L'erosione fluviale in alcuni tratti è talmente accentuata da formare veri e propri "canyons" con pareti alte fino a dieci metri.
A lambire questo parco si trova Vigoleno, un borgo medievale fortificato circondato da una distesa di vigneti. Nella parte alta della vallata si trova la valle laterale del torrente Borla da cui prende il nome anche il vicino nucleo abitato.
La zona più a sud di questo territorio è tipicamente montuosa ed occupa il versante destro della Val d'Arda. Immediatamente visibili sono i boschi e il grande lago artificiale realizzato tra il 1919 ed il 1934 in località Mignano, dove si erge un piccolo oratorio che conserva un'abside semicircolare dell'età romanica (secolo XII) decorato con un affresco raffigurante S.Giacomo. La fondazione di questa struttura dedicata a S.Geminiano è strettamente connessa con il periodo dei pellegrinaggi lungo la Via Francigena.
I nuclei abitativi posti su questo versante sono tipici borghi rurali costituiti in gran parte da antichi edifici in pietra come nel caso di Vezzolacca, Castelletto e Settesorelle. Queste località hanno da sempre trovato sussistenza nelle coltivazioni agricole strappate alla montagna. Proprio la difficoltà delle condizioni di vita ha determinato, come del resto in quasi tutte le zone più impervie dell'Appennino, forti flussi migratori che hanno quasi spopolato i vecchi paesi, che rinascono nei mesi estivi come meta di villeggiatura.
Anche la natura non può certo considerarsi in secondo piano con i suggestivi scenari dei parchi naturali, come il Parco Regionale Fluviale dello Stirone, anzi, addirittura arriva a fondersi direttamente con la stessa storia, come nel caso della Riserva Naturale del Piacenziano che occupa una superficie di 1769 ettari suddivisi tra i comuni di Alseno, Vernasca, Salsomaggiore Terme e Fidenza
Val d'Arda - Castello di VigolenoIl comune di Vernasca occupa un territorio stretto ed allungato in direzione nordest-sudovest posto al confine con la provincia di Parma e costituito dalle tre vallate parallele dei torrenti Arda, Ongina e Stirone. Il toponimo Vernasca deriverebbe dal "ver", primavera e "nascor", nasco (dove nasce la primavera), oppure dalla parlata ligure e starebbe a indicare l'ontano. Siamo qui in un territorio in cui si fa sentire l'egemonia del monastero di Val di Tolla, cioè dell'Alta Val d'Arda. Era questo un complesso notevole che faceva avvertire la propria presenza anche nei borghi posti nella media vallata. Nel corso dei secoli passa ai Malaspina, ai Rossi, agli Sforza di Santa Fiora e degli Sforza Cesarini. Dei caratteri originari Vernasca conserva i resti della romanica Pieve di S.Colombano (secolo XII), ovvero il campanile e l'abside, attualmente inserite nel gradevole contesto di una piazza - giardino nella parte alta del paese, dove si svolgono cancerti e mnifestazioni; il resto del tempio è stato abbattuto all'inizio del Novecento, quando era già stato reso pericolante da una frana. Le parti superstiti della Pieve, originariamente edificata su di un impianto basilicale a tre navate nei pressi dello scomparso castello di Vernasca, sono affiancate dall'antica canonica che attualmente ospita il Centro Visita Provinciale della Via Francigena, uno spazio museale e didattico nel quale sono raccolti materiali illustrativi e reperti storici riguardanti la tratta piacentina del cammino di pellegrinaggio verso Roma e dove sono esposti gli affreschi distaccati dalle pareti absidali dell'antica Pieve, tra cui quello della "Madonna Incoronata", risalenti al 1474.
 Il borgo fortificato di Vigoleno è sicuramente uno dei monumenti storici più importanti dell'intera Provincia di Piacenza sia per l'eleganza delle sue forme sia per l'eccezionale integrità dell'intero impianto castrense, che mostra non comuni influenze toscane, forse dovute all'impiego di maestranze provenienti dalla Lunigiana. L'intero borgo, è racchiuso da imponenti ed integre mura merlate, percorse interamente da un camminamento di ronda dal quale si ha l'opportunità di ammirare un'eccezionale panoramica su tutta la Val Stirone. L'unico accesso al borgo, in corrispondenza del mastio, è preceduto da un "rivellino": una fortificazione di forma allungata che serviva a proteggere la porta vera e propria ed a facilitare le sortite. La struttura urbana è invece dominata dal mastio quadrangolare, dotato di feritoie, beccatelli e merli ghibellini.
Vigoleno è famoso anche per la tradizione enologica del Vin Santo. Il Vin Santo di Vigoleno d.o.c. è un vino passito di delicata finezza e viene prodotto secondo un'antica tradizione. La sua denominazione deriva dal fatto che in epoca remota la pigiatura delle uve avveniva nella settimana Santa che precede la Pasqua. A determinare i suoi pregevolissimi caratteri concorrono le caratteristiche del terreno, dell'esposizione, dei vitigni che vengono impiegati e della tecnica di produzione. Ai vitigni, esclusivamente bianchi, non aromatici che entrano nella composizione tradizionale del Vin Santo di Vigoleno (Santa Maria, Melara, Beverdino tutti originari della zona di produzione) si sono aggiunti in tempi più recenti Marsanne, Sauvignon, Ortrugo, Trebbiano. Ognuna di queste uve porta al vino particolari caratteristiche di gusto e di aroma che vengono fuse in un armonico equilibrio.
Edificata in posizione eccentrica rispetto al borgo, in prossimità delle mura orientali, è la Pieve di San Giorgio, risalente come epoca di fondazione al secolo XII, uno degli esempi di architettura romanica sacra più importanti del piacentino.

Foto per gentile concessione dell'Associazione Castelli del Ducato di Parma e Piacenza